INTERVISTA ALL'AUTRICE
Benvenuta alle interviste di Lesbook, lo spazio dedicato alle voci che stanno plasmando l’universo della narrativa WLW nel queer contemporaneo.
Qui incontriamo autrici capaci di emozionare, sorprendere e raccontare il mondo attraverso storie che parlano di identità, coraggio e amore in tutte le sue forme.
Ogni intervista nasce con un obiettivo: entrare nel laboratorio creativo dell’autrice, scoprire da dove nasce un’idea, come prendono forma i personaggi e quali sfide accompagnano il viaggio della scrittura. Un momento intimo, autentico e senza filtri, pensato per portare le lettrici dietro le quinte del romanzo e dentro le emozioni di chi lo ha scritto.
Oggi abbiamo il piacere di ospitare Alessandra Minervini, che ci accompagna in un dialogo fatto di ispirazioni, processi creativi e progetti futuri. Pronte a scoprirla?
Breve presentazione dell’autrice, del libro e del tema principale.
Scrivo perché una vita non mi basta. E lo stesso vale per i miei personaggi. Di solito donne, di solito persone “impossibili” che cercano di vivere una vita senza snaturarsi. I temi di Stellario sono legati soprattutto alla difficoltà che abbiamo di credere in noi, di fidarci degli altri e di amare liberamente perfino noi stesse. I personaggi di Stellario sono sul punto di amare, di ridere, di lavorare, di baciarsi, di abbandonarsi, di salvarsi e di perdersi. C’è chi vorrebbe che la propria esistenza somigliasse a un film di Sofia Coppola, chi sceglie una spiaggia incantata per conoscere la moglie del proprio amante, c’è chi sogna un futuro da prima ballerina perla figlia che invece odia la danza, chi cerca l’amore di passaggio nella più feroce delle età: i vent’anni. Tutti coltivano sogni che, per una specie di karma al contrario, non si realizzano e questo si rivela un bene. Stellario è un oggetto magico. Un rosario a stella. L’oggetto magico fa passare la protagonista a un livello successivo, contribuisce all’evoluzione della storia trasformando per sempre chi capita intorno. Come le punte di un rosario dove ogni stella è una preghiera, in questa raccolta di racconti l’umano e il divino s’intrecciano al disumano e all’impossibile.
Come è nato questo progetto? Ricordi il momento preciso in cui l’idea ha iniziato a prendere forma?
Stellario come idea, come sentimento, come insieme di storie, è nato un giorno che non saprei dire, un giorno che direi “da sempre”. Invece il progetto, la raccolta di racconti, ho deciso di svilupparlo nel 2018 dopo la pubblicazione su una rivista del racconto che dà il titolo al libro. Stellario che racconta di Nina e Valeria, l'amore rubato tra i doveri esistenziali degli adulti e la leggerezza crudele dei vent'anni, è stato il mio pensiero magico fino al giorno della sua trasformazione in raccolta.
Come sono nati i personaggi? Partivano da un’immagine precisa, da un’emozione o sono cresciuti strada facendo?
La raccolta, e ogni singolo racconto, sono stati scritti negli anni e riscritti poi nell'ultimo anno con l'editor di Revolver, Luca Petrassi. Ho dato forma ai racconti con relativa calma, ho avuto bisogno di cercare le parole più giuste per mostrare alcuni drammi senza vergogna ed evitando la pornografia del dolore. La maggior parte dei personaggi nascono da un sentimento, reale o filtrato, che mi ha riguardato. Tutto è inventato, tranne il sentimento. Poi il punto di partenza vero è diventato fiction, ci ho ricamato su. Mi piace molto mescolare la realtà e la finzione, la memoria e l'immaginazione.
Qual è stato il momento più entusiasmante della scrittura e quale, invece, quello che ti ha messo più alla prova?
Il momento più entusiasmante è legato alla lettura di altri libri, in questo caso di racconti. Per due anni ne ho letti moltissimi, di tutti i tipi, le epoche e le tipologie. Li leggo da sempre. Ma in quel periodo li leggevo con una avidità che non avevo mai provato. Ho scoperto Dorothy Allison, Mary Robison, Amy Hempel, Lydia Davis ed è come se avessi ritrovato le mie migliori amiche. Il momento peggiore è stato capire il destino editoriale di Stellario. Racconti irriverenti, femministi e anticonvenzionali non sono purtroppo appetibili per gli editori. Questo mi addolora ancora.
Hai mai avuto un momento di stallo o di sconforto, in cui hai pensato di mollare tutto? Se sì, cosa ti ha fatto andare avanti?
Solo con lo sconforto e solo nei momenti di stallo io scrivo. Per cui sì ne ho avuti e ne avrò ancora. Non posso scrivere niente se non ho la sensazione di mollare tutto. Lo sconforto agisce da molla. L'idea di smettere la vivo ogni giorno, e ogni giorno cambio idea.
Cosa puoi anticiparci del tuo futuro letterario? Hai già un progetto in lavorazione o un’idea che ti sta chiamando?
Vorrei tornare al romanzo. Vorrei lavorare anche al mio esordio, renderlo più vicino alla mia me letteraria di oggi e trovare un nuovo editore per il 2026, anno in cui Over love compie dieci anni.
C’è un personaggio a cui sei particolarmente legata? E uno in cui ti riconosci di più? Perché?
Per fortuna non mi riconosco in nessun come Alessandra e in tutti come autrice. Dovendo scegliere direi Sunny, il protagonista de La puzza del lavoro. Certe volte vorrei invitarlo a cena. Ma non può mai dal momento che non esiste.
Quale tema o messaggio speri arrivi più forte ai lettori?
Alcune situazioni estreme legate in particolar modo alla sopraffazione maschile, alle disparità sociali, all'impossibilità di vivere la vita con spontaneità, la leggera fluidità dell'amore giovane ma anche l'egoismo che a volte è liberatorio nelle relazioni tra una madre e una figlia.
C’è un aneddoto curioso o un dettaglio nascosto che nessuno ha ancora notato nel libro?
In un racconto dichiaro la mia età.
Cosa ti emoziona di più nel dialogo con le tue lettrici e lettori? C’è un feedback che ti ha colpita?
Mi emoziona sapere che hanno provato qualcosa, con le mie storie hanno sentito, hanno smesso o alleggerito l'anestesia sentimentale a cui il quotidiano abitua. Hanno attraversato la libertà di provare ciò che realmente provano. Ogni volta che mi scrivono o me lo dicono diventano così tutte insieme, con i personaggi, dei fili lettrici che convergono e trasformano, con la loro unione, il buio in luce.
Qual è il sogno grande, irraggiungibile, un po’ folle, che ti auguri di realizzare come autrice nei prossimi anni?
Essere tradotta (con prefazione di Amy Hempel!) e letta a New York, e intervistata sul New Yorker.
Ringraziamo Alessandra Minervini, per averci fatto entrare nel suo mondo. Ora la prossima domanda falla tu lettrice!

