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Siamo rimaste nude nello specchio

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INTERVISTA ALL'AUTRICE

Benvenuta alle interviste di Lesbook, lo spazio dedicato alle voci che stanno plasmando l’universo della narrativa WLW nel queer contemporaneo.


Qui incontriamo autrici capaci di emozionare, sorprendere e raccontare il mondo attraverso storie che parlano di identità, coraggio e amore in tutte le sue forme.


Ogni intervista nasce con un obiettivo: entrare nel laboratorio creativo dell’autrice, scoprire da dove nasce un’idea, come prendono forma i personaggi e quali sfide accompagnano il viaggio della scrittura. Un momento intimo, autentico e senza filtri, pensato per portare le lettrici dietro le quinte del romanzo e dentro le emozioni di chi lo ha scritto.


Oggi abbiamo il piacere di ospitare Emilia Testa, che ci accompagna in un dialogo fatto di ispirazioni, processi creativi e progetti futuri. Pronte a scoprirla?


Breve presentazione dell’autrice, del libro e del tema principale.


Mi chiamo Emilia Testa, scrivo da un po’ di tempo e sono al mio terzo libro. Nei miei scritti(poesia, racconti, narrativa) mi occupo di tematiche sociali e civili, soprattutto quelle legate al mondo LGBTQ, perché ancora sogno una società più giusta e inclusiva, dove tutte e tutti siano liber* di amare chi vogliono. Vivo a Ravenna, mi occupo, per vivere, di interior design, ma scrivere è la mia vera passione. Il mio penultimo libro, Siamo rimaste nude nello specchio, Giovane Holden e , è suddiviso in cinque macro racconti, ogni racconto ha il nome di una donna, ogni donna, protagonista, è alla ricerca di se stessa. Storie d’amore, di passione, di affermazione della propria natura, selvaggia e ribelle a un tempo. Perché queste donne, di varia estrazione, età, città, a un certo punto si mettono in viaggio, decidono finalmente di affermare nel modo la loro verità: sono donne che amano altre donne, che sono rimaste per anni in attesa di un treno, in un luogo in cui erano anonime, un luogo che finalmente abbandonano, con un coraggio, imponendo al mondo la propria verità.


  1. Come è nato questo progetto? Ricordi il momento preciso in cui l’idea ha cominciato a prendere forma?


Dopo il primo libro pubblicato, “La logica del cuore”, un libro di poesie tutte al femminile, dove parlavo dell’amore tra donne in modo anche ironico e dissacrante, ho deciso di continuare a parlare di donne, donne diverse tra loro, ma accomunate dall’amore verso altre donne, in un turbinare di sogni e sensazioni, di amore e di disamore, in un rincorrersi di immagini, in una

giravolta di passioni.


  1. Come sono nati i personaggi? Partivano da un’immagine precisa, da un’emozione o sono cresciuti strada facendo?


Per alcune storie del libro mi sono ispirata a determinate donne che avevo avuto modo di conoscere nella mia vita. Qualche storia è nata traendo spunto da fatti di cronaca, su cui ho innestato tanta fantasia,. Ma la maggior parte è nata dalle parole, quelle che ruotano intorno all’immaginario di noi donne lesbiche, parole fatte di umori altalenanti, che raramente si acquetano, perché, si sa, le donne, anche quando tacciono riescono a parlare col corpo, dei loro

bisogni, del loro cercare.


  1. Qual è stato il momento più entusiasmante della scrittura e quale, invece, quello che ti ha messo più alla prova?


Il momento più entusiasmante è stato quello in cui ho avuto il coraggio di creare l’happy end nella prima storia del libro, volevo iniziare da un racconto dove l’incontro tra due donne, diverse per età e interessi, si tramutasse in un Lieder sospeso tra incanto e meraviglia, evitando l’high drama di tanti romanzi d’amore tra donne. Quello che mi ha messo più alla prova è “La rabbia di Ester”, la storia di un’adolescente che, delusa dalla fine di un amore, piomba nel delirio di una notte che la trasformerà nell’adulta che mai avrebbe voluto essere.


  1. Hai mai avuto un momento di stallo, o di sconforto, in cui hai pensato di mollare tutto? Se sì, cosa ti ha fatto andare avanti?


Più che sconforto ero dubbiosa su quale accoglienza avrebbe avuto un libro in cui si parla solo di donne, e di tematiche ben precise. Ma non ho mai pensato di mollare, ero troppo presa da questo progetto, e mi sono lasciata andare, scrivevo e attraversavo l’animo di quelle donne, me le vedevo sedute accanto a me, per alcune ho sofferto, di altre mi sono quasi innamorata.


  1. Cosa puoi anticiparci del tuo futuro letterario? Hai già un progetto in lavorazione o un’idea che ti sta chiamando?


A maggio è uscito il mio ultimo libro, Stavamo solo imparando la vita, sempre per la Giovane Holden Edizioni, e sono molto presa da interviste e presentazioni varie, però un’idea credo di averla e sta prendendo forma, anche se è totalmente in divenire. Una storia distopica, che ruoterà intorno a una verità che si fa fatica ad ammettere, perché certe cose ci conducono in zone prive di anima.

Ma ho anche tante poesie nel cassetto, e tante ne scrivo, non è detto che non torni al mio primo amore, la poesia.


  1. C’è un personaggio a cui sei particolarmente legata? E uno in cui ti riconosci di più? Perché?


Sono legata molto a Marta, protagonista del racconto “Il grande boh”, perché somiglia a tante di noi. Il suo cammino è incerto e tortuoso, dichiararsi lesbica agli occhi del mondo le costa fatica e sofferenza. Recidere i nodi del patriarcato non è facile, vincere la paura della non accettazione da parte della famiglia è uno scoglio difficile da saltare, ma Marta ci riesce, la sua debolezza diventa forza. Come donna, però, mi riconosco in Roberta, sognatrice, umanista, un po’ solitaria.


  1. Quale tema o messaggio speri arrivi più forte ai lettori?


Quello che bisogna rispettare la propria natura, che non puoi negare. Perché a un certo punto nella vita la tua indole non ti darà più tregua, protesterà perché tu sia te stessa, te stesso, inutile fingere, inutile soccombere ai condizionamenti sociali o familiari. Vivere liberamente le proprie scelte, i propri sogni instilla vitamina nel nostro corpo, e allora, nonostante tutte le difficoltà, ci rende capaci di abbracciare il mondo, e di farci abbracciare dal mondo.


  1. C’è un aneddoto curioso o un dettaglio o un dettaglio nascosto che nessuno ha notato nel libro?


Una vecchia stazione dei treni, quella descritta ne “La rabbia di Ester”, è proprio un posto di Bologna, un tratto di strada a ridosso di una fermata ferroviaria poco frequentata, ma nessuno lo sa. Avevo attraversato quel tratto un paio di anni prima, era sera tardi, avevo la macchina in panne.

C’era una specie di sopraelevata e dei vagoni fermi, un topo mi ha tagliato la strada. Quella notte tutto appariva lugubre e quando ho scritto il racconto ho pensato di ambientarlo proprio lì.


  1. Cosa ti emoziona di più nel dialogo con le tue lettrici e lettori? C’è un feedback che ti ha colpita?


Che molte ragazze giovani, dopo aver letto il libro, si sono ritrovate in qualche protagonista, e mi hanno raccontato la paura, ancora oggi, di dichiararsi agli amici, dire con semplicità Io sono questa, e non sono diversa da voi. La paura che gli altri si mettano a ridere al solo sentire la parola lesbica.

Dopo aver letto il tuo libro è successo tutto così, una mattina, l’ho detto ai miei genitori, proprio come fa Marta.” Queste parole di una ragazza, su Instagram, è stato il feedback più bello in assoluto.


  1. Qual è il sogno grande, irraggiungibile, un po’ folle, che ti auguri di realizzare come autrice nei prossimi anni?


Avere una “stanza tutta per me”, ma pubblica, aperta a tutte le donne, un luogo in cui stare insieme senza limiti di età, di ambiente, senza sovrastrutture. Solo gli ideali condivisi. Un posto in cui scrivere, raccontarsi, portare un pasto a sacco, e ridere e sognare, con la capacità di mettersi a nudo, davanti a quello specchio che riflette la nostra vita.



Ringraziamo Emilia Testa, per averci fatto entrare nel suo mondo. Ora la prossima domanda falla tu lettrice!



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