Breve storia delle donne queer di Kirsty Loehr
INTERVISTA ALL'AUTRICE
Benvenuta alle interviste di Lesbook, lo spazio dedicato alle voci che stanno plasmando l’universo della narrativa WLW nel queer contemporaneo.
Qui incontriamo autrici capaci di emozionare, sorprendere e raccontare il mondo attraverso storie che parlano di identità, coraggio e amore in tutte le sue forme.
Ogni intervista nasce con un obiettivo: entrare nel laboratorio creativo dell’autrice, scoprire da dove nasce un’idea, come prendono forma i personaggi e quali sfide accompagnano il viaggio della scrittura. Un momento intimo, autentico e senza filtri, pensato per portare le lettrici dietro le quinte del romanzo e dentro le emozioni di chi lo ha scritto.
Oggi abbiamo il piacere di ospitare Kirsty Loehr, che ci accompagna in un dialogo fatto di ispirazioni, processi creativi e progetti futuri. Pronte a scoprirla?
Breve presentazione dell’autrice, del libro e del tema principale.
Il mio nome è Kirsty Loehr e sono una scrittrice che è stata sempre affascinata dalle storie nascoste. Breve storia delle donne queer è un libro nato dal desiderio di celebrare le donne queer e le persone queer che hanno amato le donne attraverso i secoli e di esplorare come le loro vite sono state registrate, cancellate, travisate e reclamate. Il tema
centrale del libro è la visibilità: in che modo ci guardiamo indietro con curiosità e compassione e come questo ha dato forma a come le donne queer vedono se stesse oggi.
Come è nato questo progetto? Ricordi il momento preciso in cui l’idea ha iniziato a prendere forma?
A dare il via al libro è stata la frustrazione, in special modo per come le vite delle donne e delle persone queer venivano fatte passare per etero o del tutto ignorate. Ho sempre amato la storia, ma quando ero una bambina non ho mai visto persone che amavano come me. Sono consapevole del fatto che senza un passato, non abbiamo un presente o un futuro, e quella sensazione di assenza mi ha guidata. Volevo cambiare la narrazione e raccogliere storie, aneddoti e frammenti di vite che meritavano di essere chiamate per quello che erano. Ero anche stanca della ripetizione deIle rivisitazioni accademiche inutilmente sbiadite. La queer theory è spesso eccellente, ma molto accademica, io volevo scrivere qualcosa di accessibile, qualcosa di leggibile, qualcosa che le persone potessero
assorbire facilmente e sentirsi benvenute invece che intimidite. Anche l’umorismo è stato incredibilmente importante per me lungo tutto il processo creativo. Buona parte della queer theory è seria, spesso a ragione, ma volevo dare spazio alle assurdità, alle stranezze, a pezzi di gioia inaspettata che le persone queer si sono sempre ritagliate per loro stesse.
Come sono nati i personaggi? Partivano da un’immagine precisa, da un’emozione o sono cresciuti strada facendo?
Poiché non è un romanzo di finzione, le donne che appaiono nel libro sono figure storiche e non personagge inventate, ma molte mi sembravano incredibilmente ancora vive mentre facevo ricerche su di loro. Alcune, come Anne Lister, sono arrivate sulla pagina già del tutto formate, spavalde e consapevoli di loro stesse. Ad altre ci è voluto più tempo per capirle, emergevano lentamente mentre mettevo insieme pezzi delle loro vite da lettere, documenti giudiziari, pettegolezzi o da una singola riga ambigua sepolta in un diario. Si sono rivelate uno strato alla volta e parte della gioia è stata proprio lasciare che quegli strati andassero a costituire la forma di una vita.
Qual è stato il momento più entusiasmante della scrittura e quale, invece, quello che ti ha messo più alla prova?
La parte più esaltante è stata il senso di scoperta, I momenti in cui un dettaglio d’archivio improvvisamente illuminava tutto. I momenti più duri sono stati quando le fonti erano sparse o pieni di pregiudizi e ho dovuto bilanciare l’interpretazione con la responsabilità. Scrivere di persone che non possono più parlare per loro stesse richiede molta attenzione; questo peso a volte mi ha scoraggiata, specialmente riguardo ai pronomi e a come avrebbero potuto identificarsi oggi con le identità e il vocabolario che usiamo ora per descrivere noi stesse.
Hai mai avuto un momento di stallo o di sconforto, in cui hai pensato di mollare tutto? Se sì, cosa ti ha fatto andare avanti?
Sì, ci sono stati momenti in cui la ricerca sembrava sopraffarmi o i vuoti nelle prove scoraggiarmi. Quello che mi ha fatto andare avanti era la consapevolezza che lettrici e lettori queer raramente si vedono nei libri di storia. Ogni volta che vacillavo, ricordavo a me stessa quanto è importante mostrare che siamo sempre state qui.
Cosa puoi anticiparci del tuo futuro letterario? Hai già un progetto in lavorazione o un’idea che ti sta chiamando?
Il mio secondo libro, A Short History of Queer Parenting, è uscito a ottobre 2025. Come il primo, usa una forma colloquiale e accessibile per esplorare la lunga e varia storia delle famiglie queer. Esamina come le persone queer si sono prese cura della prole, di quella biologica, a livello di comunità, in modo creativo e provocatorio, attraverso culture e secoli. Non vedo l’ora che chi leggerà possa vedere quanto il modo di essere genitori queer sia
sempre stato ricco, vario e spesso incredibilmente comune. Al momento sto facendo ricerca sulle relazioni delle persone queer con gli animali, domestici e non solo.
C’è un personaggio a cui sei particolarmente legata? E uno in cui ti riconosci di più? Perché?
Sono in particolar modo attaccata alle donne che hanno lasciato solo tracce evanescenti, quelle i cui nomi sono sopravvissuti a stento o le cui storie devono essere ricostruite tra indizi e silenzi. Mi ricordano quanto sia fragile la memoria storica e quante vite non sono mai state registrate perché non rientravano nello stampo prestabilito. Ho sviluppato una specie di affetto protettivo per loro e raccontare le loro storie è un modo per onorare ciò
che la storia si lascia sfuggire. Sono loro la ragione per cui il libro esiste.
Quale tema o messaggio speri arrivi più forte ai lettori?
Spero di lasciare a chi legge un senso di continuità, di appartenenza a una discendenza più antica e più ricca di quanto sia stato mai raccontato. Le donne e le persone queer hanno sempre modellato la cultura, la politica, l’arte e la comunità, anche quando il loro contributo è stato nascosto o riscritto. Il messaggio centrale è quello di reclamare e
affermare: la tua identità non è nuova, innaturale o marginale. Ha una storia, e una storia che merita di essere conosciuta e celebrata.
C’è un aneddoto curioso o un dettaglio nascosto che nessuno ha ancora notato nel libro?
Un dettaglio del dietro le quinte è che molte delle sezioni originariamente iniziavano con piccole annotazioni scritte durante la ricerca, aneddoti bizzarri, strane contraddizioni o piccole note a più di pagina che mi avevano fatto ridere. Alcune delle mie aggiunte preferite erano scoperte che sembravano quasi maliziose, come flirt cifrati nascosti nelle
lettere o momenti di gioia queer inaspettata, sepolti dietro solenni commenti accademici. Ci sono anche alcune scelte strutturali pensate per richiamare i capitoli precedenti, piccoli cenni di continuità che solo chi legge con attenzione può notare.
Cosa ti emoziona di più nel dialogo con le tue lettrici e lettori? C’è un feedback che ti ha colpita?
Quello che mi commuove di più è quando una persona che mi ha letto dice che il libro l’ha fatta sentire vista o che le ha dato un nuovo linguaggio per descrivere la propria storia personale. I messaggi che mi rimangono dentro sono spessi quelli di chi dice di non aver mai realizzato di avere antenate nel desiderio, nella ribellione e nell’amore. Sono sempre commossa quando una persona mi dice di aver condiviso il libro con la parentela, con il/la partner o con una persona queer più giovane che conosce. Per questi momenti è valsa decisamente la pena passare tutte quelle lunghe ore a fare ricerca.
Qual è il sogno grande, irraggiungibile, un po’ folle, che ti auguri di realizzare come autrice nei prossimi anni?
La mia speranza è di aiutare a costruire un mondo in cui la storia queer non sia trattata come un argomento di nicchia, ma come parte integrante di ciò che intendiamo per il nostro passato. Voglio che libri come questo sembrino meno sforzi per recuperare storie perdute e più celebrazioni di ciò che c’è sempre stato.
Ringraziamo Kirsty Loehr, per averci fatto entrare nel suo mondo. Ora la prossima domanda falla tu lettrice!
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